Santuario

SantuarioIl sacro edificio che noi oggi vediamo, fu costruito trai il 1656 e il 1657 a spese degli ostunesi che vollero in tal modo ringraziare il Santo, compatrono della città unitamente a San Biagio, per aver risparmiato con la sua intercessione sia Ostuni che il resto del Salento dal terribile contagio della peste scatenatosi in Napoli ed in quasi tutto il Viceregno in quel torno di tempo.
Il santuario sorge tra le amene colline ostunesi sul “monte” Morrone, così detto per la presenza di una “specchia”, ammasso di pietre, nelle vicinanze, ed è visibile a grande distanza da chi percorre la statale 16 o viaggia in ferrovia e volge lo sguardo alle propaggini delle Murge meridionali che lentamente degradano verso la pianura salentina.
Già nel XVI secolo negli stessi luoghi è attestata una più antica chiesetta dedicata al Santo, eretta sopra una piccola cavità naturale dentro la quale si sarebbe rifugiato Sant’Oronzo, patrizio leccese, per sfuggire alla persecuzione dei Cristiani nel primo secolo dell’era volgare. La tradizione narra vari episodi della vita del Santo celato trai colli ostunesi e tra i più memorabili eventi vi è quello del fonte miracoloso, situato a pochi metri dalla Chiesa, a cui si giunge dopo aver attraversato l’arco trionfale, situato a sinistra del tempio, e dopo aver salito la splendida scalinata barocca che termina dinanzi al sacello.
Da tale fonte sgorga a intermittenza una limpida acqua anche in estate e per tradizione si crede che l’evento sia riconducibile ad un miracolo di Sant’Oronzo che avrebbe colpito la roccia con un bastone, determinandone il fenomeno.
Il Santo si venera da più di tre secoli sul monte Morrone non solo dagli ostunesi, ma da tutti i salentini i quali, sia nei tempi passati che odierni, si recano in gran numero ed in ogni periodo dell’anno a chiedere l’intercessione e la grazia del Santo per i motivi più disparati.
L’acqua del fonte veniva considerata un sicuro rimedio contro i mali di ogni genere ed erano organizzati frequenti pellegrinaggi di devoti al Santuario raggiungibile un tempo percorrendo la via di Agnano.
Ad accudire al Santuario e ad amministrare i beni che sempre più frequentemente mediante pii legati si registravano, furono, tra il Seicento ed il Settecento gli oblati del Collegio di San Carlo che utilizzavano in città per le loro funzioni la chiesa dello Spirito Santo, a cui il collegio era annesso, e nella quale ancora esiste il più antico altare dedicato al Santo il cui simulacro in legno mostra un inedito Sant’Oronzo vestito come gli oblati con l’abito sacerdotale imposto dal Concilio di Trento. In questa Chiesa per un lungo lasso di tempo si svolsero le funzioni religiose e l’undena in onore di Sant’Oronzo durante il mese di agosto, almeno fino a quando, abolito il collegio di San Carlo, non fu realizzato l’altare dei santi patroni e protettori in Cattedrale.
Il Santuario di campagna si compone della chiesa e dell’annessa dimora degli oblati. All’interno della Chiesa si trova la grotta con altare e tracce di antichi affreschi. All’esterno si colgono altri segni di devozione rappresentati dall’arco di trionfo e dalla splendida scalinata che conduce al fonte, fatte costruire dal notaio Felice Giovine col suo denaro nel 1747 per sua particolare devozione. Più in lato del fonte e della chiesa abbiamo il monumento in pietra gentile su cui svetta la statua di Sant’Oronzo, probabile opera di Orazio Greco, figlio di Giuseppe, artefice della guglia in piazza della Libertà. Tale monumento fu eretto nel 1836 per volere di Paolo Tanzarella a ricordo della terribile epidemia di colera che colpì la città in quel tempo.
Poco distante dal Santuario si trova il cippo della peste risalente al 1691 e detto anche Croce di Sant’Oronzo; il monumento fu eretto anche a ricordo di un altro miracolo operato dal Santo che ancora una volta scongiurò il pericolo del contagio della peste, apparendo in quell’anno sul far del tramonto avvolto in un mantello a più devoti.
All’interno del Santuario abbiamo una macchina d’altare risalente alla seconda metà del XVIII secolo, quando furono rifatti gli arredi, ed una cona vuota dove fino a pochi anni fa era situata la tela di Sant’Oronzo, commissionata dai duchi di Zevallos a un ignoto artista ed attualmente collocata in Cattedrale vicino alle porte d’ingresso della sacrestia.
La volta in pietra della chiesa mostra nelle lunette una serie di dipinti attestanti i miracoli di Sant’Oronzo a favore dei suoi devoti, espressione di un pathos popolare mai sopito.
Una statua in cartapesta del Seicento molto venerata raffigurante il Santo ed un’altra piccola in pietra completano l’apparato ornamentale della chiesa le cui linee architettoniche rimandano al linguaggio barocco introdotto in città con la costruzione della chiesa dello Spirito Santo dei primi decenni del Seicento.

(Luigi Greco - Articolo pubblicato su “Lo Scudo – Mensile Cattolico d’Informazione” del 15 Giugno 2000)


Alcune foto

Santuario
La scalinata
La colonna di Sant'Oronzo
L'interno del Santuario

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